Gothica web-zine, 09/2004

Intervista - Kirlian Camera

G: Partiamo, ovviamente, dall'ultimo "Invisible Front": ve l'avranno già chiesto 1000 volte ma cos'è questo fronte invisibile? O meglio, PERCHE' è invisibile? Perché forse in realtà non esiste? O esiste solo nella testa di ognuno di noi, che dobbiamo cercare?
ELENA - Il viaggio che questo album descrive, è proiettato verso uno scenario fantastico, che oltrepassa i limiti dell'umanità. Abbiamo ambientato la trama dell'album in una non-dimensione, quindi un concetto assolutamente non terrestre. Persone un tempo ritenute pazze hanno asserito più volte di aver visto un luogo fatto di vuoto, e documentandoci anche superficialmente si può constatare che esiste la possibilità che questa non sia solo fantascienza; abbiamo voluto descrivere questo spazio come posto che ingloba scienza e follia, e la barriera che abbiamo apposto tra il mondo reale e questa nuova non-dimensione è appunto il fronte invisibile, che è una specie di cancello, di scudo.

G: Il booklet si chiude con la frase "where men cannot live" : questo ha rafforzato ancor più l'impressione complessiva che mi ha dato il disco, cioè quella di una sorta di viaggio asettico oltre la materia umana...ovviamente è una visione personale, ero solo curioso di sapere se può essere una chiave di lettura del lavoro.
ANGELO - un essere umano medio/regolare sarebbe distrutto in un attimo, in quelle zone, così come un'intelligenza poco flessibile, quindi non completa, quindi probabilmente negativa. Si tratta di aree che distruggono certi tipi di segnali ancora vagamente primordiali, negativi, non completamente evoluti, e anche per chi è in grado di conoscere l'accesso non è facile resistere senza perdere la ragione. Più che di una storia fantascientifica, questo disco apre le porte ad una realtà romanzata riguardante temi concreti. In ogni caso, non so ancora dire se quelle zone siano "meravigliose" o terribili.

G: Si parlava di materia umana: qual'è la vostra visione sull'umanità? Mi viene da chiederlo perché in Invisible Front ho riscontrato una certa sensazione di armonia, come un senso di sospensione dal corpo e dal tempo raggiunto dopo aver superato la disperazione della consistenza umana. Pare quasi che sia il vostro disco più "pacifico", o comunque dove si respira un clima estremamente statico, meno conflittuale... o forse è solo la famosa quiete prima della tempesta?
ELENA - Non considererei questo un disco di quiete. Non si può avere la pace se al posto della guerra c'è una logorroica e annoiata lotta del genere umano contro il buon senso. E statico è proprio questo viavai di bravi coniglietti gaudienti che si dimenticano cosa vogliono subito dopo essere nati. Questo disco parla di bellezza e disperazione, ma è stato scritto con rabbia ed aggressività, e sono sicura che queste due componenti possano essere intercettate in ogni respiro.

G: Viene fuori in certi pezzi, basti pensare a Nefertiti One, una riflessione sulla bellezza: con cosa la identificate? Può essere legata sempre a questo elemento "oltreumano" di cui parlavo prima?
ELENA - Io credo che scavando bene nella merda del mondo, si possa trovare un incanto di luce, incredibilmente bello ed elegante, quanto sarebbe potuta essere l'umanità. La storia di "Nefertiti One" è pura invenzione, assurda e romantica. Il corpo di una donna meravigliosa viene lanciato nello spazio in rappresentanza di un'umanità che va scomparendo, come è scomparsa una certa sorta di religiosità da non confondere con il moralismo. La bellezza sta in ciò che è puro, sano, che rimarrà pulito per sempre e non ha bisogno di fare nessun patto col diavolo, né di essere timorato di Dio per esistere. E' strano come non se ne trovi in giro, però, di tale "sostanza"...

G: In che modo ha influito l'aver scritto questo disco assieme ad Elena? Come si è svolto il processo, la collaborazione tra voi due? In che modo avete interagito per riuscire alla fine a generare un prodotto del genere? E se dovessi evidenziare la differenza principale tra tale processo e uno , come in passato, quasi da "one man band", quale sceglieresti?
ANGELO - sono arrivato alle soglie dei due ultimi album quasi da solo e, sinceramente, avevo bisogno di ritentare la "carta del gruppo". Da sempre inseguo il sogno di avere un team-di-lavoro, in cui io possa essere un'entità senz'altro creativa, ma non isolata. Elena mi aveva già stupito per le musiche di "Still air", da lei in buona parte composte, ma con l'ultimo album io credo di essermi anche maggiormente con lei riunito allo spirito originario di questo progetto "titanico" che è KC. Sempre tramite il Tenente Fox (giusto Elena...), ho potuto riaccostarmi senza paura alla mia "anima", non solo musicalmente. Questo può comportare anche qualche problema... data l'estrema intransigenza a cui da sempre sono portato, ora in espansione. I rapporti con l'esterno si stanno facendo più tesi. Non ho interesse che non sia questo gruppo, o qualche notte silenziosa e magica. Non mi interessa viaggiare, parlare, confrontarmi... La gente vuole stupirti, vincerti, da te essere sottomessa. La gente vuole esistere tramite altre esistenze, attraverso adulazione, vampirismo, sfruttamento, emulazione. Sento solo un grande schifo per quello che mi circonda ed un grande amore per ciò che non vedo. Elena mi ha (ri)trasmesso questo amore, senz'altro forte, drammatico. La musica, la "nostra" musica ha iniziato a risentirne. Quando ascolto "Invisible Front" vedo la mia storia e so di esistere, di non avere bisogno di perditempo, filosofi, giudici, critici, recensori, adulatori... e questo, pure essendo molto distante dalla felicità, è almeno un momento di speranza o, almeno, di accettazione di un futuro dove solo Dio o quello che gli somiglia sarà giudice. Tutto ciò che si opporrà alla verità verrà eliminato.

G: Ok basta parlare dell'ultimo lavoro, credo possa bastare... L'ultimo concerto che ho visto a mestre , al Jam : "finalmente" tutto ok con impianti e situazione, raramente avevo visto in precedenza un Bergamini così soddisfatto (almeno così mi è parso).Era toccante vedere la cura che ci metteva nel coordinare i musicisti e anche il pubblico ha risposto entusiasta: a cosa è stato dovuto? O meglio, pensi che esista una situazione "ideale" per la perfetta riuscita di un live? (e non voglio assolutamente riferirmi alle estenuanti e noiosissime polemiche riguardo concerti annullati, interpretazioni ideologiche ecc ecc)
ANGELO - Ascolta... non sono mai riuscito ad avere un concerto "normale", in Italia. Tutti gli sforzi che abbiamo fatto per raddrizzare una serata difficile sono caduti nel dimenticatoio, forse addirittura poco o mai notati. E' stato grande l'impegno che abbiamo dovuto sostenere a volte per rimanere sul palco e non abbandonare locale e pubblico ad una noiosa disputa sul rimborso del biglietto. Non importa un bel niente avere un mega-fonico personale, se poi l'impianto è tenuto assieme con la chewing-gum, perché neanche Daniel Lanois riesce a camminare sulle acque! Niente importa, qui, niente funziona. Il pubblico a volte lo capisce e ti è grato se cerchi a tutti i costi di comunicargli qualcosa nonostante fischi, feedbacks, assenza di monitors e via dicendo. Parte (piccola, per fortuna) dello stesso pubblico ti infama poi in giro, perché, comunque, tu sei "esposto" e loro devono pur parlare di qualcosa no? Conosco gente che suona programmando l'ultimo CD uscito senza nemmeno rimissare i pezzi, nemmeno lasciando dal vivo la voce. Altri usano la voce live e la base completamente in playback, totalmente derivata dal disco, appunto. Altri ancora fanno due pernacchie in contesto "industrial" o "avant-garde", senza avere il minimo problema se essere intonati o stonati, senza nemmeno sapere che quello che fanno è vecchio e di nessun interesse o attitudine che possa apparire almeno un pò "glamour". Tutta questa gente si permette di rompere i coglioni a chi si trova a fronteggiare situazioni paradossali, ma a loro nessuno si sogna di andare a dire "il tuo concerto ha problemi" o "il tuo concerto fa schifo", perché il loro concerto si basa sul playback o su suoni raffazzonati alla meglio, dediti al terrificante motto "sperimentalismo/rumorismo=cultura" che fa s-figo e ti gratifica un'esistenza da intellettuale perdente. Leggere libri pesanti e copiare il linguaggio degli altri ti mette al riparo dall'essere considerato idiota: se poi condisci il tutto con un pò di sano egocentrismo e protagonismo, allora due polli che t'ascoltano li trovi anche. Magari scrivi anche qualche recensione sui concerti di quelli che ti sono antipatici. Recensione che leggeranno i soliti polli. Pochi anni fa m'è capitato di avere una serata nel nord Italia in un locale dove i monitors erano letteralmente fuori uso. Abbiamo suonato in due gruppi senza neanche vagamente potere intonarci, perché anche l'amplificazione di rimando dall'esterno ti rientrava in ritardo e tu oltre a stonare perdevi pure il tempo. Siamo andati avanti, abbiamo fatto miracoli, ma i miracoli non bastano in quelle situazioni. Non abbiamo mai fatto il nome del locale né mai lo faremo. Risultato: la colpa di quello schifo è nostra. Ho adottato un nuovo sistema, da poco: se il locale non ha un fonico preparato noi non saliamo sul palco. Alternativamente, abbiamo anche pensato di ascoltare i problemi personali dei fonici una volta questi ultimi si rivelino eccessivamente "particolari". Normalmente hanno situazioni critiche con la fidanzata, quindi sono contenti quando noi gli vendiamo al 50% di sconto "Ulla-la-bambola-che-ti-trastulla", della cui signorina gonfiabile siamo diventati importatori per disperazione. In terzo luogo, abbiamo anche comprato un lanciafiamme per togliere definitivamente dal pubblico la spazzatura ed il cattivo odore, ma è ancora in fase di prova. Risultato: i concerti vanno meglio. Ma vedrai che un giorno, trovandoci a suonare in un locale di merda col proprietario che piange perché gli salta il concerto e lui ha tre figli tossici da mantenere, allora decideremo di andare sul palco ancora senza monitor, luci, fonici e quant'altro, sentendoci poi dire che siamo dei deficienti. Giustamente.

G: Sempre parlando di live, esiste un gruppo/artista/progetto con cui vi piacerebbe dividere il palco?
ANGELO - non saprei.

G: Side project: ho amato e continuo amare Stalingrad, per la freddezza e la monumentalità sonora che riesce a creare. Verrà pubblicato altro materiale o è destinato a rimanere un esperimento isolato?
ANGELO - Uscirà nuovo materiale. Alcuni brani sono praticamente pronti, ma dovremo attendere ancora un pò...

G: A livello di collaborazioni, impossibile non parlare di Jarboe... senza chiedere cose a cui avete già dovuto rispondere più volte, volevo solo fare una domanda molto banale, e cioè se avevate ascoltato il disco di Jarboe, appunto, con i Neurosis..credo sia la dimostrazione definitiva e lampante di quanto una voce, una voce che ha la stessa dignità e importanza di uno strumento ( forse di più), possa arricchire e trasformare una musica che, apparentemente, può sembrare "distante"... ho sempre apprezzato una certa "dialettica" a livello musicale, dei contrasti forti, e credo che questo sia anche un elemento da sempre presente nei Kirlian Camera.
ANGELO - Jarboe ha una passionalità notevole, abilmente pilotata da una "convenienza esplicativa", cioè da uno specchio per allodole piuttosto raffinato, che sa toccare le corde dell'emotività umana. Io credo che il suo canto appartenga al mondo, quindi. Non è che un complimento, naturalmente, ma noi ci muoviamo a livelli di purezza assoluta e di ricerca ferrea, sbagliando e facendo bene, dipende. Una specie di ultra-intransigenza poco incline al dialogo forzato, livello falsamente democratico. Noi non amiamo il mondo, il suo dolore, la sua gioia, la sua fatica e via dicendo. Non troviamo che la "poetica umana" ci riguardi in alcun modo, compositivamente. Quindi la presenza di Jarboe è un buon complemento e si incastra alla perfezione, o giù di lì.

G: La domanda finale consueta ma che DEVO fare... quali sono gli ascolti del momento? ci sono nuovi gruppi/artisti, sia a livello italiano che internazionale, che avete apprezzato particolarmente? Ho notato come da certo tempo ci sia stato un certo ritorno alla ribalta di storici act d'electro minimale e prima ebm, come Front 242, Daf, Nitzer Ebb, Insekt, il sempre attivo Dirk Ivens ma anche i Kraftwerk, volendo... è un caso? o forse certa gente ha voluto provare a dare una "lezione" agli innumerevoli (falsi) fenomeni della recente ondata technoebm/future pop?
ANGELO - Sarò antipatico ancora una volta, tanto ormai... Diciamo che non ascolto granché le uscite che ci sono in giro. Devo purtroppo ascoltare molte compilations e, da quel lato, la situazione è spaventosa. Detto questo, posso dire che qualcuno sta tentando di combinare qualcosa, se non altro ne è convinto. Gruppi storici a parte, i quali spesso non sono meglio dei loro seguaci... posso dire che in Europa la situazione non mi fa venire in mente nomi che possano essere citati come esempi interessanti. Sto ascoltando un pò di Muse, Rammstein, Goldfrapp, ma non è roba esattamente underground... Forse in Italia c'è un sottobosco vagamente più interessante, rispetto ad altri Paesi... quindi, generi a parte, mi vengono in mente nuove proposte come Letatlin, Chirleison, alcuni gruppi di Small Voices e... la solita band il cui nome mai mi ricordo, se non in un secondo momento, sempre troppo tardi!

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